La principale entrata per le banche sono i tassi di interesse attivi, derivanti dalla creazione della moneta elettronica necessaria all'erogazione dei prestiti, che sono garantiti da una percentuale di riserva obbligatoria dei depositi forniti dalla clientela. A questi si aggiungono le commissioni per i servizi resi alla clientela.
Tra i costi si possono citare i costi per il personale, per il mantenimento di sedi e filiali e per la gestione dell'infrastruttura informatica, nonché l'interesse pagato ai depositanti a fronte della raccolta (c/c, depositi, certificati di deposito, obbligazioni, pronti contro termine).
I ricavi da intermediazione dipendono dalla differenza (spread in inglese) tra i tassi attivi a carico dei clienti e i tassi passivi versati ai clienti. Lo spread è di solito tanto più ampio quanto più alti sono i tassi, con la conseguente necessità per la banca di cercare l'utile nelle commissioni (ricavi da servizi) percepite dalla clientela per servizi resi. Da tale variabile dipende la capacità della banca di coprire i costi fissi e di generare utili.
Le banche moderne offrono numerosi servizi accessori, come la gestione diretta degli investimenti (gestioni patrimoniali), il cambio di valute straniere, il credito all'esportazione, l'emissione di titoli di credito (assegni, carte di pagamento), la custodia di valori in cassette di sicurezza, il supporto a varie operazioni finanziarie come la compravendita di titoli di stato, obbligazioni, azioni, fondi comuni di investimento e sicav.
Per offrire alla clientela di svolgere operazioni bancarie (sia informative che dispositive) anche quando gli sportelli bancari sono chiusi, da oltre 10 anni sono stati creati sportelli automatici bancomat, il computer (grazie alla rete Internet o a linee dedicate, attraverso il servizio di banca virtuale), i servizi telefonici (call center) o il digitale terrestre. Inoltre la raccolta del risparmio fuori sede è svolta, insieme ad altre operazioni, dai promotori finanziari.
Nei primi del Novecento, il Glass-Steagall Act aveva introdotto una distinzione giuridica fra banche commerciali e banche d'investimento, attività che non potevano essere svolte dallo stesso soggetto giuridico per il conflitto di interessi esistente fra le due. Il Glass Steagall fu revocato negli Stati Uniti, mentre era presidente Bill Clinton e Robert Rubin era Ministro del Tesoro. Alla distinzione fra banca commerciale e banca di investimenti si è progressivamente sostituito il modello di banca universale, che tende a includere l'attività assicurativa. Nel 1997 e 1998,fu approvata la legge promossa da Phil Gramm, che abrogava il Glass-Steagall Act. La legge passò al Senato con un voto di 90 contro 8, col contributo di 38 Democratici, inclusi: Joe Biden, John Kerry, Tom Daschile, Dick Durbin, e perfino John Edwards.
Successivamente, la separazione è stata
superata dal modello di banca universale,
che a partire dagli
anni '90 tende a integrarsi anche con il
settore
assicurativo.